BlogNewsArtficial Intelligence Specialist? Robotics Specialist? BOTrainer?

2 Dicembre 2020by Ellysse
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“Saper interpretare la realtà con spirito critico” questa,  secondo Larrey, decano dell’Università lateranense sarebbe la caratteristica che fa distinguere i laureati umanistici, soprattutto i filosofi.

Non si tratta solo di distinguersi ma si sta assistendo, negli ultimi anni, in una vera  e propria ricerca di laureati umanistici da Google a Amazon e più in generale nel mondo della tecnologia legata all’Intelligenza artificiale.

Viene dunque spontaneo chiedersi: sono questi i profili professionali del futuro?

Artficial Intelligence Specialist e Robotics Specialist sono due delle quattro potenziali nuove professioni che si consolideranno tra ora e il futuro prossimo. Lo afferma un’indagine ufficiale italiana: l’ “Osservatorio delle Competenze Digitali Online 2019”, realizzato da Aica, Anitec-Assinform, Assntel, Assinter Italia, in collaborazione con AgID, Agenzia per l’Italia Digitale e il Ministero dell’ Istruzione dell’Università e della Ricerca. Se il primo, leggendo la descrizione riportata, “guida il processo di applicazione ed individuazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale, supervisiona le attività di addestramento degli algoritmi, individua le metriche qualitative per la valutazione dell’accuratezza raggiunta”, il secondo “definisce sistemi robotici semi-automatici per migliorare l’efficienza produttiva aziendale; documenta ed integra i sistemi robotici sviluppati con i sistemi informatici dell’organizzazione”.

Seppur tali descrizioni non ne delineino a pieno il profilo, possiamo ritrovare qualche elemento, sia nell’una che nell’altra, nel da noi designato “Botrainer”.

In realtà lo stesso termine “Botrainer” sposta l’attenzione su una fase ben precisa nel ciclo di creazione e mantenimento di un assistente virtuale, che è quella del training, trascurando la fase di progettazione più teorica del dialogo, meglio valorizzata dal termine, anche in questo caso forse non del tutto esaustivo, “Conversational Designer”.

C’è molta varietà terminologica insomma, ma ciò che accomuna queste figure è sicuramente la conoscenza delle dinamiche e del design di interazione conversazionale uomo-macchina, la capacità di gestire un processo che vada dalla fase di progettazione a quella di valutazione e miglioramento delle performance continui degli assistenti virtuali, elementi di machine learning e tecnologie di trattamento automatico del linguaggio.

Possiamo dunque concludere che: caratterizzato da forte interdisciplinarietà, questo tipo di lavoro può essere approcciato e approfondito da persone di formazione sia scientifica che, trattandosi di trattamento delle lingue applicate alla tecnologia, umanistica e possono avere solide basi di partenza in Copywriting e Interface Design o in Language Technology. In relazione a quest’ultima specializzazione ricordiamo i corsi di laurea ibridi che formano linguisti computazionali o umanisti digitali per esempio.

Crediamo che la forza di queste nuove discipline stia proprio l’eterogeneità e nella totale fusione e risoluzione della dicotomia tra il mondo “delle parole” e quello “delle misure”.

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